Lo scorso mese di agosto ho pedalato in Maremma solo in bici da corsa (l’estate precedente avevo pedalato solo in mountain bike, in compagnia di orde di Tafani). Ho fatto uscite brevi ma abbastanza frequenti e, tranne che per un giro in compagnia con il fedele compare di uscite maremmane @fcorbi, ho pedalato sempre in solitaria.

Durante le uscite – tutte al mattino presto perché faceva un caldo bestia – ho incrociato numerosi ciclisti, e spesso mi sono ritrovato a pedalare con loro, a volte solo per poche centinaia di metri, alle volte per lunghi tratti.

Eccoli.

Il triatleta marcantonio

Pedalavo da Follonica verso Tirli, e dopo aver passato una frazione di Gavorrano che si chiama Grilli, sento una bici scricchiolante che si avvicina da dietro. Rallento per bere un po’ d’acqua dalla borraccia e mi passa un marcantonio di triatleta su una Giant TT nera, adesivi catarifrangenti attaccati sul carro posteriore, le borracce montate dietro la sella. Decido di non mettermi a ruota, ho pensato che avrebbe fatto le fiamme sui piattoni della Maremma e non mi andava di arrivare con la lingua felpata all’attacco della salita per Tirli. Invece andava con un filo di gas, quindi a un certo punto lo raggiungo e, dopo un po’ di ruota, lo passo con un filo di gas in più del suo filo di gas. Mentre lo passo accenno a un saluto ma lui guarda fisso davanti e non mi caga di striscio. Vabbé, penso, è concentrato, si starà allenando… A questo punto è lui che si mette a ruota e andiamo avanti per un po’ fino a quando non raggiungiamo un altro ciclista e a nostra volta ci mettiamo alla sua ruota. Il ritmo si abbassa, non mi va di spingere e a questo punto il triatleta finalmente alza il ritmo e ci passa. Prima passa me e poi passa il nuovo arrivato, mentre lo passa, gli scruta ai raggi X la bici e la gamba. Quando lo sta per passare, un millesimo di secondo prima che il suo sguardo potesse incontrare quello del nuovo arrivato, con un movimento quasi robotico, torna con lo sguardo fisso in avanti in modalità allenamento e non lo caga neanche di striscio. Arriviamo ad un bivio. L’ultimo arrivato si sgancia e gira a sinistra, io giro a destra verso Tirli, vedo in lontananza il triatleta che intanto era andato in avanti e appena comincia la salita si pianta e così lo raggiungo di nuovo. Da quel punto in poi decido di mettere fine al teatrino e attacco bottone. Il triatleta si scioglie e ci facciamo tutta la salita chiacchierando. Era di Livorno in vacanza a Follonica. Si stava allenando per L’Elbaman tra uno sclero e l’altro della moglie. Respect.

Il gravelista ingarellato

Gravelista

Salivo, di nuovo, a Tirli. Mentre andavo vedo in lontananza un ciclista in bici gravel. Una sacca sotto il manubrio, la presa bassa della piega che si allarga verso l’esterno. Andava al suo ritmo, io andavo un filo di più. Comincio ad accorciare la distanza. A un certo punto, quando ero ancora abbastanza lontano, vedo che scatta e si riallontana un po’. Io mi riavvicino un po’ di più e lui riscatta di nuovo. E così via, svariate volte. Pensavo, ma ‘sti scatti sono fatti a caso oppure c’è un metodo? Una regola che mi sfugge? Come mai ogni volta che mi riavvicino lui scatta di nuovo? Perché scatta quasi sempre alla stessa distanza? Poi ho capito: Garmin Varia. Ogni volta che mi avvicinavo, venivo rilevato dal Varia. Dovevo adottare contromisure. Ho cominciato ad avvicinarmi in modalità stealth, spingendo lungo i tornanti e le curve strette che mi coprivano dal raggio di azione del radar. Curva dopo curva, sono arrivato sotto ruota. E da lì è cominciata una sinfonia assordante di beep e buzz che il Varia emetteva a causa della mia presenza. Ho dovuto dare fondo alle mie poche energie, passarlo e andarmene in avanti per ritrovare la pace.

L’endurista elettrico

La salita è sempre quella: Tirli. Incontro tre ragazzi a bordo di enduro elettriche. Gran bei mezzi, ma in salita, sull’asfalto, erano tre pesci fuor d’acqua. Poco male, li raggiungo e piano piano li passo. Dopo pochi secondi, uno di loro si stacca dal gruppetto e mi si mette a ruota. Sento il tipico rumore di ruota grassa con i tasselloni che si spalmano sull’asfalto accompagnato da un ronzio elettrico: ZVRRRRRRR. Mi chiedo perché. Perché se hai una bici da enduro elettrica ti devi mettere alla ruota di un povero cristo che ti passa con una bici da corsa sotto il sole a 40 gradi? Forse pensavi che andavo con il motore anche io? Magari andavi con il motore spento? (In tal caso tanto di cappello per pedalare quella bestia da 25 kg lungo i tornanti per Tirli). La risposta non la so, mi sarebbe piaciuto chiederglielo ma poi si sono volatilizzati scomparendo nel bosco.

Il giovane passistone

Sono in pianura di rientro da Massa Marittima verso Follonica. Quando rientri dall’entroterra verso la costa, 9 volte su 10 hai il vento contro e gli ultimi km possono diventare un incubo. Mentre arranco al vento, vedo un ciclista tiratissimo che mi spunta davanti e do fondo alle ultime energie per raggiungerlo. Mi metto a ruota e veleggio a 40 all’ora verso casa, una salvezza. Passiamo un altro ciclista e anche lui si mette a ruota. Dopo qualche km, come mi succede sempre, vengo inondato da un senso di colpa: “devo assolutamente dare il cambio, non voglio diventare un ciucciaruote”. Mentre rimugino sulla mia reputazione a repentaglio, il giovane afferra la borraccia e rallenta un minimo, allora lo affianco e mentre beve gli dico “ti do un cambio!”. A lui va di traverso l’acqua e mi risponde farfugliando qualcosa tipo “no tranquillo tanto sono arrivato a casa”. Lo passo, lui rallenta e poco dopo svolta in una strada laterale e mi ritrovo solo di nuovo controvento. Senza essere riuscito a dare un cambio.

Tags

Comments are closed.